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Mappature. Una pratica del collezionare

CEILINGS. COLLEZIONI E PUBBLICO

a cura di Maria Saveria Ruga

Mappature. Una pratica del collezionare

modera Simona Caramia

Tra tutti i seminari del Forum, Mappature: una pratica del collezionare è l’incontro più concettuale, che vede uno storico dell’arte e un artista impegnati a verificare un’ipotesi: la prassi della raccolta dati, nella ricerca artistica, che porta alla costituzione di mappature antropologiche, sociali, scientifiche, può essere associata alla modalità del collezionare del collezionista?

A sostegno di tale ipotesi, ma a confronto tra loro, la metodologia d’analisi dello storico e dell’artista, che hanno restituito un approccio plurale. Bianco ha fornito una puntuale disamina storica sulle metodologie di catalogazione: centrale nella sua relazione L’atlante delle immagini  di Aby Warburg, dedicato alla memoria, a Mnemosyne. Warburg ha composto un atlante figurativo, articolato in una serie di tavole, costituite da montaggi fotografici che assemblano riproduzioni di opere diverse. Il lavoro consiste in una raccolta – o mappatura? – di  testimonianze di opere d’arte, pagine di manoscritti, ma anche di reperti archeologici provenienti dal mondo antico orientale, greco e romano e ancora ritagli di giornale e francobolli, quali emblema del Novecento. Se le migliaia di immagini contenute in questo atlante sono il modo più diretto di “dire il mondo”, poiché proprio le immagini contengono la memoria di tutti gli accadimenti, anche quelle prodotte da Andreco attestano lo stato attuale, esse prendono forma in progetti e commissioni pubbliche. Artista complesso, la cui ricerca  si spinge in molte direzioni, dalle installazioni alle performance, dai disegni alle opere di arte pubblica, e si muove in contesti differenti, dai musei agli spazi alternativi o non deputati all’arte, Andreco tiene insieme le redini della sua ricerca proprio attraverso delle immagini ricorrenti. Ne sono esempio le pietre o gli alberi, in bianco e nero, tracciate in modo sintetico e minimale.  In tutti i suoi progetti, l’artista cataloga dati, che si ritrovano evidentemente nella messa in forma delle opere: basti pensare Climate Art Project, che parte dalla disamina dei cambiamenti climatici, a partire dalla concretezza delle ricerche scientifiche attuali. Avviato nel 2015, il progetto è composto da una serie di interventi che hanno avuto luogo in diverse città del mondo: l’obiettivo è in primo luogo la sensibilizzazione su alcune tematiche, come il riscaldamento globale, che dovrebbero essere trattate in modo etico, e  contestualmente la diffusione di soluzioni basate sulla natura, i cui ritmi e cicli indicano le migliori pratiche per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici. È evidente come la raccolta dati, indispensabile per l’artista, si traduca in termini visivi con interventi sempre diversi.

Pur lasciando la domanda ancora aperta.

Simona Caramia

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